una BUONA COSTITUZIONE NON si CAMBIA!!


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Votiamo NO al referendum
confermativo della riforma costituzionale.
 Per difendere i diritti e le libertà, la democrazia e l’unità del paese

Il 25 e 26 giugno saremo chiamati alle urne per il referendum confermativo delle modifiche costituzionali approvate dal Parlamento nella scorsa legislatura. L’Arci invita i cittadini a votare NO per bocciare una riforma indecente che la destra ha voluto imporre a colpi di maggioranza, senza cercare il consenso più ampio che la rilevanza della materia avrebbe richiesto.

Quella riforma stravolge i principi della Costituzione repubblicana e gli equilibri della nostra democrazia, mette in discussione l’efficienza delle istituzioni e i valori di fondo della convivenza nazionale. Stravolge il sistema istituzionale fondato sulla rappresentanza parlamentare trasformandolo nel governo personale di un premier eletto direttamente dal popolo, che può chiedere lo scioglimento delle camere, nominare e revocare ministri senza sottoporsi alla fiducia del Parlamento: un primo ministro con poteri paragonabili addirittura a quelli di Mussolini nel 1925.

Quella riforma riduce la consistenza numerica e le competenze del Parlamento, indebolisce il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale, aumenta il controllo politico sulla magistratura. Tutto ciò avvalora una concezione plebiscitaria della democrazia, in cui i cittadini sono solo spettatori delle decisioni assunte e la sovranità popolare si esaurisce nell’esercizio del voto che ogni cinque anni conferisce ad una sola persona il mandato irrevocabile a governare, una delega in bianco svincolata da ogni controllo.

Quella riforma rappresenta lo sfascio dell’unità del paese: lasciando alle Regioni competenze esclusive su materie essenziali, come la scuola e la sanità, frantuma l’unità dei grandi sistemi nazionali, rinnega il principio dell’universalità dei diritti e aggrava le disparità fra le varie parti del Paese, e penalizza ulteriormente il Sud.
Quella riforma colpisce a morte la coesione della comunità nazionale proponendo una società che antepone gli interessi individuali al bene comune. Rappresenta la demolizione di un sistema paese già indebolito dalla messa in discussione dei diritti del lavoro, dell’istruzione pubblica, del pluralismo dell’informazione, dell’autonomia della magistratura, dell’equità fiscale, del principio del ripudio della guerra.