Carovana Internazionale Antimafie


 

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Carovana Internazionale Antimafie

 

Perché la Carovana  

Ci si mette in viaggio quando si vogliono visitare luoghi diversi da quello in cui viviamo e operiamo e quando vogliamo conoscere persone che hanno da raccontare cose nuove che neanche si immagina di potere scoprire.

A volte ci si mette in viaggio quando si vuole andare a trovare qualcuno e poter rafforzare con la presenza fisica la nostra intenzione di essere parte importante della sua esistenza e del suo percorso.

Altre per portare qualcosa di noi nei luoghi che si attraversano. La Carovana antimafie si mette in viaggio esattamente per le ragioni intrinseche al viaggiare stesso.

Non si tratta soltanto di una dislocazione di iniziative e lotte nel territorio collegate da un solo pensiero portante, si tratta soprattutto della possibilità di creare relazioni tra le persone e le reti comunitarie, puntando l’attenzione sulla questione della costruzione di luoghi di aggregazione, di spazi di socialità, di luoghi per combattere il degrado e la marginalità sociale – terreni in cui le mafie e la criminalità prosperano – attraverso l’ideazione di una mappa reale attraversata da un viaggio vero.

Il viaggio della Carovana antimafie attraversa il territorio con un percorso a tappe che si propone di portare solidarietà a coloro che in prima fila operano per la legalità democratica e la giustizia sociale, per dare opportunità di crescita sociale, per sensibilizzare le persone affinché tengano alta la tensione antimafia, per promuovere impegno sociale e progetti concreti.

La Carovana si mette in viaggio e percorre migliaia di chilometri dunque per animare il territorio e porre l’accento su questioni che si legano a quelle della democrazia, della legalità, della lotta alle mafie, come uno strumento di contaminazione che permetta di sperimentare nuove forme di partecipazione, favorire dinamiche di coesione sociale e di produzione di beni relazionali.

Per questo momenti salienti della Carovana sono proprio i passaggi del testimone da tappa a tappa, rappresentati fisicamente dall’arrivo e dalla partenza dei furgoni di Carovana con a bordo i carovanieri, ovvero i ‘narratori’ ufficiali del lavoro di antimafia sociale, coloro che quotidianamente – attraverso gli incontri con i parenti delle vittime di mafia, partecipando ai campi della legalità sui beni confiscati, elaborando modalità e strumenti nuovi di lotta alle mafie – arricchiscono e si spendono sui propri territori.

Dopo l’appello a Fare società (2012) e l’invito a capire e a fare: Se sai contare, inizia a camminare (2013), la Carovana quest’anno ha come filo rosso quello della lotta alla tratta degli esseri umani. Complice un progetto europeo (CARTT) che correrà parallelamente alla Carovana italiana: quest’anno nelle oltre 70 tappe si parlerà dei ‘nuovi schiavi’. Con un occhio a coloro che non hanno diritti, lacerati dalle logiche per cui il profitto conta più dell’essere umano. Ciascuna tappa sarà occasione per condividere idee, informazioni, approfondimenti sui temi affrontati, saldare le esigenze e le proposte dei territori con quelle elaborate nazionalmente, organizzare momenti pubblici di confronto, dare evidenza alle buone pratiche diffuse in tante parti di Italia.

http://www.arci.it/blog/antimafie/carovanaantimafie/

 

Contro le nuove schiavitù, la Carovana si rimette in cammino
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‘Essere liberi non può essere un lusso per pochi o per ricchi’

di Alessandro Cobianchi coordinatore Carovana Internazionale Antimafie

I preparativi per  la ventesima edizione della Carovana antimafie richiamano il testo di una canzone scritta da Italo Calvino, Oltre il ponte, in cui un partigiano racconta alla propria figlia ventenne quale fossero i valori che avevano spinto quei giovani a fare la Resistenza. Il testo dice «avevamo vent’anni e oltre il ponte…ch’è in mano nemica vedevam l’altra riva, la vita tutto il bene del mondo oltre il ponte. Tutto il male avevamo di fronte tutto il bene avevamo nel cuore a vent’anni..». Sono passati 20 anni da quando un gruppo di persone dell’Arci Sicilia e Rita Borsellino idearono, dopo le stragi del 1992-93, il più lungo viaggio nella storia civile di questo paese.

Migliaia di chilometri, centinaia e centinaia di città, paesi, borghi e da qualche anno tante nazioni europee per un’azione di nuova resistenza, in viaggio, come scriviamo oramai da 20 anni, per la legalità democratica, i diritti, la giustizia sociale: la legalità democratica come mezzo per raggiungere l’obiettivo, ovvero i diritti e la giustizia sociale.  A memoria personale credo sia una delle manifestazioni politiche e sociali popolari più longeve di questo Paese, assieme alla Giornata della memoria del 21 marzo che  è alla 19esima edizione. Nessuna celebrazione particolare durante la partenza della Carovana quest’anno, per evitare la retorica delle celebrazioni. Sono gli anni precedenti quelli che vanno ricordati, tutti. Un po’ come in una marcia, tagliato il traguardo, non ci si dimentica che senza la fatica, il piede passo dopo passo, il sudore sulla maglietta, il traguardo non sarebbe stato raggiunto. Nel nostro caso continuiamo ad andare verso il traguardo, la giustizia sociale appunto.

Dopo l’appello a Fare società (2012) e l’invito a capire e a fare: Se sai contare, inizia a camminare (2013), la Carovana ha come filo rosso quello della lotta alla tratta degli esseri umani.  Complice un progetto europeo (CARTT) che correrà parallelamente alla Carovana italiana: quest’anno nelle oltre 70 tappe parleremo dei ‘nuovi schiavi’. Con un occhio a coloro che non hanno diritti, lacerati dalle logiche per cui il profitto conta più dell’essere umano. Come dire che di parole siamo sazi se poi milioni di persone in tutto il mondo vivono ancora in condizione di schiavitù e sottomissione. I passaggi dolenti della storia si ripetono se nessuno li blocca: schiavi nei campi come nelle piantagioni di cotone del Tennessee o uomini adoperati per costruire case, come schiavi egizi. Nessun diritto. E poi le donne, imprigionate dalle rotte di gente senza scrupoli che le vende e ne abusa. Abbiamo bisogno di non abituarci, di raccontare, di fare e proporre.

Si parte da Roma, poi subito il sud, a Villa Literno e Rignano Garganico, nei ghetti della fatica e dello sfruttamento, dove le mafie si arricchiscono sulla pelle consumata dal sole di quelli che arrivano da ogni sud del mondo a cercare lavoro o pace, o entrambi,  per trovare un nuovo volto della globalizzazione feroce.Il viaggio proseguirà per tutte (o quasi) le regioni, ognuna con le sue ragioni, con le differenti facce della lotta alla tratta, che siano gli schiavi del caporalato milanese o le donne trafficate di Pescara o in Veneto. Un viaggio che inizia il 7 aprile per concludersi in Italia dove la Carovana è nata, in Sicilia, a Palermo, il 15 giugno. Allora, una volta fermati, almeno per quest’anno, certo che ci ricorderemo dei nostri vent’anni e festeggeremo la storia della nostra Carovana con i fondatori e i nuovi carovanieri. Per andare avanti e ricordare a quei tanti ragazzi dalle ‘guance d’aurora’ che oggi non esiste più un ponte a dividere il bene dal male,  dobbiamo guardarci attorno e scoprire che c’è una nuova resistenza da fare, perché essere liberi non può essere un lusso per pochi o per ricchi.

www.carovanaantimafie.eu